Il centro


Il centro veterinario specialistico Araba Fenice è stato fondato e inaugurato il 14/04/2012 dalla dr.ssa Federica Di Giovanni.

Dopo circa un anno di collaborazione con il dott. Ignazio Pumilia, nasce -nel 2014- l'esigenza per entrambi di condividere sotto lo stesso tetto le proprie competenze mediche al fine di offrire ai propri clienti/pazienti un servizio di alta qualità.

Nel corso dello stesso anno, inizia anche la collaborazione con il dott. Martino Trapani che diventa membro effettivo dello staff a partire dalla fine dell'anno 2014.

Il Centro Veterinario Araba Fenice è oggi condotto da veterinari liberi professionisti che nel corso degli anni hanno indirizzato, in maniera esclusiva, il proprio interesse scientifico verso singole discipline della diagnostica e terapia degli animali da compagnia e nella cura delle specie animali non convenzionali ed è strutturato per offrire l’attività diagnostica e la terapia medico-chirurgica nelle seguenti discipline: 

- dermatologia 

- diagnostica citologica 

- diagnostica per immagine 

- gastroenterologia ed endoscopia 

- medicina comportamentale 

- oftalmologia 

- ortopedia


Vengono inoltre effettuate visite diagnostiche all’attività terapeutica medico-chirurgica degli animali esotici e non convenzionali (rettili, uccelli, piccoli mammiferi) disponendo, tra gli altri servizi offerti, della possibilità del ricovero.

Potete visualizzare tutti i servizi che il Centro veterinario specialistico Araba Fenice offre, cliccando -->QUI<--



Una nota sul perchè della scelta del nome Araba Fenice:


Immutata e senza età. La si stimava apportatrice di buona fortuna e di felicità; messaggera di pace, di raccolti abbondanti in campi assolati, di mandrie vigorose, di agnelli e vitelli robusti, di fattorie operose e di lavoratori sani, di denaro e di prosperità, di buona volontà e di agiatezza.

Diventò un emblema di virtù e di potenza. La fenice era sacra al sole. Viveva e prosperava ai raggi imperituri del sole tropicale e vestiva i colori della luce. Le sue piume avevano tutta la gamma di colori nei quali si scompone la luce, attraverso l'acqua o a palpebre socchiuse. Il collare e la cresta erano d'oro, la coda d'azzurro e di rosa, le penne del corpo e le ali di porpora, striate di verde e di rosso iridescente.

La più strana delle meraviglie che si raccontano sulla fenice, era la sua immortalità. Quando, secondo il sole, erano trascorsi cinquecento quarant'anni, la Fenice si ritirava nella più segreta delle sue plaghe, sceglieva un punto dove i raggi del sole cadevano a perpendicolo e qui costruiva il suo nido: spezzava ramoscelli di incenso, di cassia e di sandalo e ne formava con essi la struttura; rivestiva poi l'interno del nido con foglie e frutta di alberi profumati e di altre piante odorose. 

Quando tutto era pronto e a mezzogiorno il sole si avvicinava al massimo del suo fulgore, la fenice entrava nel nido. Fissava i suoi occhi luminosi sul sole dardeggiante e restava immobile, rapita continuava a fissare il sole, tutta assorta nell'intensità di quella luce e di quella forza terrificante. 
Dai rametti del nido, divenuti sempre più caldi, si sprigionava allora un fumo odoroso. Infine, si levava una lingua di fuoco e poi un'altra. Il nido si infiammava e le fiamme avvolgevano la fenice. In breve tempo il fuoco si spegneva e non restavano che le ceneri. 

Ma in quelle ceneri era un verme o serpentello: sulle ceneri ardenti esso depositava un uovo, poi era consumato dall'ultimo guizzo della fiamma. Il sole riscaldava l'uovo che, in pochi istanti, veniva covato.

Il guscio rompendosi, lasciava apparire un uccello colorato, la nuova fenice, una fenice in miniatura; il corpo rosso e iridescente, il collare e la piccola cresta d'oro, la coda d'azzurro e rosa. 

Nasceva dal suo stesso uovo, perché in realtà la FENICE NON MORIVA MAI.





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